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a mente armata (di buon senso)


Diario


30 maggio 2007

Lucignolo vai a lavorare!

Provo un autentico disprezzo per il programma Lucignolo di Italia Uno.
E' un impressionante concentrato di banalità, senza contare il fastidio della voce fuori campo che indottrina al fuoco dell'idiozia più ipnotica.
Anche stasera, infatti, e per l'ennesima volta, la redazione di Studio Aperto, che ne cura in maggioranza i temi e i servizi, non ha saputo fare di meglio che infarcire sigla e programma dei soliti culi (chiedo scusa) esibiti tra pornostar emergenti e il traffico della tangenziale, tra un aperitivo e un seno scoperto e qualche video leggermente osè trovato sul web. Senza ovviamente trascurare una strizzatina d'occhio ad un tema quasi di attualità, quello dei lucchetti di Ponte Milvio a Roma, che a forza di parlarne è diventato di una banalità (complice un film che eviterò di nominare) nausenate.
Quello che però disorienta e che spero di scoprire con questo post è capire quale sia il pubblico di questa canagliata mascherata da pseudo programma di attualità e costume.
Trascurerò il fatto che lo stesso telegiornale di Italia Uno, Studio Aperto, sia l'emblema, il manifesto di tutto ciò che il giornalismo non dovrebbe essere; eviterò di ricordare solo qualche settimana fa i servizi sull'asilo di Rignano, ricchi di particolari da far impallidire il più navigato dei perversi, o il fatto che la maggior parte dei servizi siano trattati con superficialità e inettitudine.
Lucignolo diventa allora l'ideale prosecuzione, l'appendice inoperabile di una cancrena che avvolge come carta stagnola questo canale lasciato a se' stesso, che una volta era il traino delle reti mediaset in fatto di innovazione e coraggio, mentre adesso si trascina e mantiene in vita grazie al meritato successo di alcune serie che però vengono maltrattate dai responsabili di rete e continuamente iniziate e interrotte senza alcun rispetto per il pubblico.
Vorrei fugare il sospetto che a scandalizzarmi siano l'esposizione di corpi femminili nudi di cui si fa abbondante uso nel programma, anzi, del corpo femminile nudo - completo di imperfezioni - io sono un grande ammiratore; quello che mi irrita è la povertà culturale di questo polpettone finto-moderno.
Possibile che il mondo giovanile (di cui spero ancora far parte) si traduca e identifichi in questo programma... Possibile che non esista una formula diversa che sappia parlare ai giovani il linguaggio dei giovani nel mondo dei giovani? Dove sono gli autori televisivi, i geni della comunicazione che sanno sempre cosa è meglio e cosa non lo è per gli spettatori?
Vi prego, non diamo ascolto (anche televisivo) ad aborti culturali come Lucignolo...
Facciamo una petizione tra i nostri neuroni e raccogliamo le loro firme affinchè venga soppresso.
Fatelo per me.
Fatelo per voi.




permalink | inviato da il 30/5/2007 alle 1:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


9 maggio 2007

La modernità all'età della pietra

L'ennesimo fatto di violenza mi costringe a continuare a riflettere su ciò che sta accadendo nel nostro mondo quotidiano, in quella realtà che ormai banalmente tutti chiamiamo il mondo moderno, ma che di moderno sembra non avere nulla.
Come è possibile violentare una ragazzina di 17 anni, ferirla con un coltello e poi lasciarla per terra come se nulla fosse? Che risposta si può dare ad avvenimenti come questo?
Soprattutto credo che sia indispensabile interrogarsi sul perchè accadano queste cose, dove sia, ancora una volta, l'anello che non tiene in questa catena evolutiva che dovrebbe renderci i padroni dell'universo e invece ci rispedisce a calci nel sedere all'età della pietra...
Mi guardo allo specchio e cerco di trovare dei tratti in comune con questi miei simili; guardo dentro la mia mente e penso all'ultima follia che ho fatto e mi rassicura scoprire che non ho ucciso nessuno, non ho violentato nessuna donna, non ho rubato, non ho ferito nessuno, nemmeno con le parole, o se è accaduto l'ho fatto involontariamente e spero di potermi scusare... Eppure io sono come queste persone... Io sono la ragazzina, io sono uno dei tre ventenni... Io sono la ragazza rumena che ha infilato la punta di un ombrello nell'occhio di una ragazzina dal viso dolcissimo, ma sono anche la ragazzina stessa, colpita a morte da un ombrello...
Queste persone sono miei simili... Sono esseri umani e allora dov'è l'errore? Dove si è creato il corto circuito che ha trasformato queste persone in violentatori, assassini...
Certe volte scopro di avere paura... Eppure non capisco se ho più paura di diventare un aggressore o un aggredito, perchè mi chiedo cosa succede nella mente di queste persone, fino a due minuti prima passanti normalissimi incontrati per strada e subito dopo criminali feroci e senza pietà....
Doina Matei... Ma avete visto quegli occhi nella fotografia che la ritrae nella macchina della polizia? Ma che cosa c'è dietro? A me sembra una ragazza che non si rende conto di quanto ha fatto, di quello che è successo, di quello che le succederà... E alla televisione hanno mostrato la sua immagine mentre si avvia all'ingresso della Metro con l'ombrello alto tenuto come una spada, dicendo che era chiara l'intenzione di usarlo come un'arma, quando si vede benissimo che lo sta tenendo alzato perchè sta sistemando il laccetto che tiene uniti i raggi quando non serve...
Eppure questa persona poco dopo ucciderà una bellissima ragazza dal viso dolcissimo...
E i tre di Foggia? a sentire gli amici fino a cinque minuti prima erano lì a scherzare come sempre...
Ma cosa succede? Chi ha ucciso chi?
Quando è morta la ragione? perchè i telegiornali o i quotidiani non ne hanno parlato?
Sarà l'attenzione morbosa che si scatena ogni volta attorno a questi fatti a generarne altri? Sarà che il diritto d'informazione spesso sfocia nell'autocompiacimento nel descrivere particolari agghiaccianti come nel caso dell'asilo alle porte di Roma?
Mi fa paura un mondo così... Non è il mondo che ho sognato da piccolo, non è la realtà che voglio descrivere agli altri e a me stesso...
La cronaca è piena di fatti come questi, di persone normali che diventano all'improvviso anormali, della quotidianità che diventa follia e tutto si capovolge perchè è il banale a fare notizia, è la mostra dei gatti, è il tempo che spinge la gente al mare, un intervallo di insensatezza tra un dramma e l'altro..
Allora perchè non facciamo due telegiornali per rete? Uno, solo con buone notizie, l'altro con le cattive... Così posso scegliere... Così posso scegliere a seconda del mio stato d'animo...
Io voglio scegliere la realtà che devo vivere, il mondo in cui continuare a crescere.
Voglio un'informazione coerente in un mondo incoerente, voglio che almeno il modo in cui mi si dice che questa realtà è assurda sia dolce e sensibile.
Follia.
E' la realtà che sceglie me.




permalink | inviato da il 9/5/2007 alle 0:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


28 aprile 2007

Quello che non funziona

Annamaria Franzoni è stata condannata.
Nessuno si aspettava sentenza diversa del resto.
Personalmente ho vissuto tutta questa storia con umori e pareri alterni, forse troppo condizionato dalle inchieste o pseudo inchieste televisive, o forse confuso dalle infinite ricostruzioni che sono state fatte alla ricerca (davvero?) della verità.
Eppure dopo tanto clamore sento la necessità di alcune banali riflessioni, che vadano (almeno lo spero) oltre il discorso di colpevolezza o non colpevolezza.
Credo che sia fuor di dubbio che la Franzoni ha subito una vera e propria persecuzione mediatica. Un po' per colpa di certe scelte della famiglia stessa, come quella di utilizzare il ben noto avvocato del foro "circense", un po' perchè tutti, e davvero tutti, me compreso, hanno voluto dire la propria sui fatti, o almeno una volta nella vita ne hanno parlato con gli amici, con i parenti, o anche soltanto come spunto di conversazione durante un viaggio, come se tanto orrore potesse essere ridotto a qualche impressione buttata lì quasi con noncuranza.
Sì perchè il delitto di un bambino, un delitto così feroce e traumatizzante è stato trasformato in una macabra rappresentazione teatrale, cui molti di noi hanno assistito con quella insana curiosità che circonda gli eventi legati alla morte, come se si cercasse di capirla attraverso la drammatica osservazione di chi scompare da questo mondo.
Io ho cercato di immedesimarmi in questa famiglia, in questa donna che ogni giorno ha continuato a rivivere la morte del figlio nei propri occhi ed in quelli degli altri.
Io ho cercato di immaginare cosa possa significare tornare a casa ed avere il terrore di accendere la televisione per paura di trovarsi sulla bocca di giornalisti, politici, avvocati, criminologi, psichiatri, ecc... Vedere la propria casa trasformata in un modellino che si scoperchia con un solo ed ampio gesto per rivelare l'orrore di quella stanza da letto infinite volte filmata e altrettante riproposta in centinaia di trasmissioni più o meno serie.
Io non so e nemmeno voglio sapere se Franzoni è colpevole oppure no, a questo punto non è più importante e so che questa può apparire una provocazione.
Ciò che purtroppo resta invece una drammatica verità è che queste persone hanno perso un figlio, in chissà quale barbaro modo e quel giorno sono entrati nella storia, come tanti delitti rimasti insoluti che ancora oggi ci appassionano e ci attraggono, magari attraverso la voce di Lucarelli in Blunotte.
Pensiamo ad un lutto che ci ha colpiti e pensiamo di riviverlo ogni giorno.
Pensiamo magari a qualcuno che abbiamo perso, magari anche un po' per nostra imperizia o leggerezza, e pensiamo a come ci sentiremmo se ogni giorno qualcuno suonasse alla nostra porta, entrasse in casa, si accomodasse sul nostro divano, e si mettesse a ripeterci le nostre colpe, i nostri errori, i limiti della nostra misera condizione umana.
E non avremmo alcuna via di scampo, perchè fuori ci attenderebbe lo sguardo giudice di chi è convinto della nostra colpa e non avremmo più il coraggio di guardare in faccia nessuno, per la sola e semplice paura di essere giudicati e indicati per ciò che non siamo. O siamo, ma senza prove, senza che nessuno sia mai riuscito a dimostrarlo.
Il "clan" Franzoni ci può piacere o meno, possono risultarci simpatici o antipatici, ma sono persone, uomini, animali evoluti come noi.
I Franzoni sono diventati il manifesto del Male, di quel male che non ha nulla a che fare col demoniaco, ma che appartiene invece al mondo degli umani civilizzati.
Io credo, anche se posso sbagliare sul discorso di innocenza o colpevolezza, che ripeto qui, in questo istante, non mi interessa, che a provare compassione non si sbagli mai, e che sia ora, meglio tardi che mai, di concedere a questa persona, a queste persone, un po' di pietà.



 




permalink | inviato da il 28/4/2007 alle 1:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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